

Lo spirito di Mercedes Sosa, la famosa cantante argentina
conosciuta anche come “la Negra”, rivive attraverso un percorso a tappe, scandito da una continua alternanza tra musica e poesia, canto e narrazione, dal quale riaffiorano i momenti più significativi della sua esistenza.
“Mercedes la cantora popular”
è un rito laico di rievocazione, la celebrazione in forma teatrale
di una delle più grandi voci del ‘900.
Il racconto, portato in scena con le tecniche proprie del teatro popolare di narrazione e del teatro canzone, si colloca tra quelle
"narrazioni differenti" che vedono come protagonista un modello femminile di ispirazione, dal punto di vista artistico e umano.

Sacre Sindoni è la storia di un uomo, la storia di una denuncia, la storia di una fabbrica che ha portato alla morte tantissimi operai. La Fabbrica è l’Ipca, ovvero l’Industria piemontese di colori di anilina di Ciriè, un paese sito a venti km da Torino, in una zona al confine tra il Canavese e le Valli di Lanzo. Il protagonista della storia, Paolo Randi ha lavorato qui sette anni, abbastanza per accorgersi delle scarse, quasi assenti tutele dei lavoratori e del lavoro, tossico, pericoloso, inumano.
Lui è uno dei pochi a voler ancora raccontare ed è uno dei pochi superstiti agli agenti tossici che vi erano all’interno della struttura. La fabbrica di colori infatti, metteva gli operai a stretto contatto e senza protezioni con amine aromatiche, successivamente riconosciute come altamente cancerogene. Queste, a lungo periodo portavano alla manifestazione del cancro alla vescica.
Grazie alla testimonianza di Paolo ripercorriamo la storia di un caso di fabbrica, di carnefici e operai innocenti arrivando fino al processo che ha condannato i proprietari, i dirigenti e lo stesso medico curante, collaboratore dell’indifferenza e delle morti.
Con questa storia però c’è anche il racconto di una vita, di esperienze di un uomo che sceglie di non tacere ma di rendersi testimone vivo, che ci guarda negli occhi e ci chiede di non arrenderci, di non metterci tra gli indifferenti. Con le sue parole chiede al pubblico di stare con lui dalla parte più scomoda, di seguirlo nei sindacati, nei piccoli e contenuti scioperi nelle vie del paese e nelle sue parole di oggi, che denunciano, che non stanno zitte, che scelgono per questo e altri casi, di poter fare la differenza.

Siamo a inizio ‘900, quando Giovanni Raimondo, contadino di una zona del Piemonte chiamata Canavese, decide di partire e cercare fortuna in America.
Saluta la famiglia e abbandona la moglie di un matrimonio combinato.
Nello stesso periodo anche Maddalena, originaria di Caivano,
un paesino della Campania, parte prima per Torino e poi si reca a Genova per imbarcarsi sulla nave per Ellis Island.
Giovanni e Maddalena, dopo trenta giorni stipati sulla stessa nave si incontrano allo sbarco e durante la quarantena si conoscono.
Entrambi sognano di cambiare le sorti del loro destino, cercano a loro modo la “fortuna” del Sogno Americano.
Parole d’America racconta questo incontro, quello di un amore che nasce e cresce.
Da sfondo a questo amore ci sono la ricerca del lavoro, la nostalgia di casa, la lotta per la dignità, il razzismo subito, la speranza di un futuro migliore.
Parole d’America è un viaggio di ieri ma anche di oggi, che vuole ripercorrere speranze e attese di uomini destinati a spostarsi, a migrare, a lottare.

Stirpe è una pièce liberamente ispirata alla poetica di Yorgos Lanthimos.
Chi siamo, se non conosciamo ciò che ci circonda?
Due fratelli crescono tra le mura di una casa che li protegge e li imprigiona.
Il padre racconta storie di un mondo crudele, la madre insegna un linguaggio distorto.
Mentre il fratello accetta l’universo chiuso che gli è stato imposto, la sorella inizia a sognare, farsi domande. Desiderare.
La famiglia diventa una prigione e la paura uno strumento di controllo.
Ma il desiderio può essere soffocato? O basterà una crepa per far crollare tutto?
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